Lettera da un'ex alunna

28 Maggio 2013

ABBIAMO LA STESSA ETA'

Lettera alla Scuola Agazzi di una sua ex-alunna

Ciao, cara vecchia Scuola Agazzi, che mi hai accolto quando io, come te, avevo appena quattro anni di vita e avevo già provato il mio primo dispiacere: quello di essere allontanata dalla Scuola pubblica del mio paese, dove mi ero presentata come "uditrice" con una gran voglia di imparare, insieme a mio fratello, di qualche anno più grande di me.

Ricordo ancora il viso arcigno del Direttore Didattico, che notandomi tra tutti, durante una sua visita nella prima classe, intimò al Maestro di mandarmi a casa, perché "non avevo l'età". Fu tanto grande la mia delusione, che mamma si preoccupò di cercare subito un'altra Scuola disponibile a ricevermi così come ero, piccola e sola, tra bambini più grandicelli, che non conoscevo.

Non so come ti trovammo, so soltanto che mi apristi le tue porte ed io entrai a far parte della tua compagine, come in una famiglia. Eri nata da poco anche tu, cara Scuola, perciò non eri grande, eri quasi a mia misura.

Non feci fatica a star bene nello spazio che tu mi avevi riservato e dove prese avvio la mia fatica di crescere, amorevolmente sorretta da persone speciali. Lì cominciò il mio percorso di formazione, non solo scolastica, ma principalmente umana, quel percorso che accompagna la persona e ha la durata di una vita.

Lì appresi i primi e fondamentali elementi del buon vivere sociale, civile, etico e religioso, su cui si venne costruendo il mio essere.

Lì cominciò a prendere forma il mio carattere, mentre il mio animo timidamente si apriva alle prime emozioni, le prime compagnie, i primi affetti fuori della famiglia, i primi interrogativi, il primo stupore davanti ad ogni scoperta che insieme si faceva. E le scoperte erano tante, ogni giorno, ogni anno, per cinque bellissimi anni, quali furono quelli che mi videro alunna presso dite, carissima Scuola, che hai la mia età.

Cosa dirti, che non ti ho dimenticata? Troppo ovvio. Io porto nel cuore tutto ciò che tu mi hai dato, anzi ciò che mi hai dato è diventato vita stessa in me.

Fanno parte di me principi e valori che mi hai trasmesso con l'umiltà di chi è veramente grande, con la passione di chi crede in quello che enuncia, con l'amore di chi opera per puro dono, il dono di se stesso.

Che altro sarebbe stato, altrimenti, il lungo prodigarsi delle figure altamente educative che ancora ti reggono, ti governano, ti qualificano, fanno dite davvero un dono prezioso?

Parlo delle Maestre, che si sono alternate nel tempo alla guida delle varie classi, con grande abnegazione. La mia maestra Anna... dolce, materna, paziente maestra Anna, a cui devo l'acquisizione di un metodo di studio, diventato poi anche metodo di lavoro, puntuale, preciso, efficace.

Parlo di tutto il Personale, che attraverso le proprie specifiche mansioni, ha contribuito e contribuisce a renderti accogliente, desiderabile, gioiosa.

Parlo di quella saggia, lungimirante e splendida Donna che ha avuto l'intuito di crearti e la capacità di dirigerti, senza mai mollare, nonostante il peso, la fatica e le difficoltà che tante volte non sono mancate: la Direttrice, che ha messo al tuo servizio la propria esperienza e competenza, contagiando tutti con il proprio entusiasmo e la propria carica interiore.

Cara, amata Scuola, sei sempre bella!

Quarant'anni non li dimostri, anche perché hai saputo andare con i tempi, adeguarti al nuovo senza perdere la tua identità e la tua specificità, senza abdicare alla serietà della tua impostazione e allo spessore dei tuoi contenuti.

Per tutto ti sono grata. Non è un caso che, dopo tanti anni nel corso dei quali sono diventata adulta, professionista e madre, io ti abbia affidato mia figlia, perché riceva da te ciò che io ho ricevuto.

E tutti i bambini continuino ad avere il meglio da te, perché la loro crescita sia autentica: sarà questa la tua migliore gratificazione, in una società non sempre attenta a formare degli uomini!

Ciao, carissima Scuola e... auguri!

Con affetto.

Mary Pronestì, alunna

Vibo Valentia, 28 maggio 2013

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